LuCiGnOlO's profileLuCiGnOlO u' meghj d Fog...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    September 22

    1771

    21 Agosto
    Invano  tendo le mie braccia verso di lei al mattino quando mi desto da sogni opprimenti,
    invano la cerco nel mio letto la notte se un sogno felice e innocente mi ha illuso di esserle accanto sul prato,
    di tenerle la mano e di coprirgliela di mille baci. Ahimè, quando, ancora a metà
    nell'estasi del sonno, la cerco con la mano e così mi sveglio, un fiume di lacrime erompe dal mio cuore oppresso
    e io piango sconsolato al nero avvenire che mi attende.

    Da "I dolori del giovane Werther"__Goethe
    July 21

    Pg. 55. "Detournement e metodo della critica"

    La crisi è una lotta contro se stessi?
     
     
    E' il momento in cui si mette in discussione l'integrità dell'oggetto, la sua apparente inscindibilità.
    Ed è una prova di tenuta, perchè invece tutto è scindibile.
    La comprensione non è un atomo, anche la verità è scindibile!
    Ed è nel momento di questa distinzione, quando metti in crisi un'idea che, forse, la comprendi.
    Perchè quando dubiti e, di conseguenza, quell'incertezza rende precarie le tue convinzioni.
    Che sono sempre scarse sia in termini di criterio che di critica.
     
     
    Utilizzi quindi il termine <<crisi>> come impianto di comprensione. Per questo è un momento di messa a fuoco?
     
     
    E' un modo della consapevolezza personale, che poi diviene generale. Criticare vuol dire analizzare tutto, anche se stessi.
    Mettere in discussione dai dettagli alle scelte importanti, fino al mondo che ci rappresenta, anzi al quale apparteniamo
    o crediamo di appartenere in un dato momento.
     
     
    [...]
     
    Nella canzone "La crisi" parlavi invece di <<eccesso di lucidità>>, intendevi dire che la crisi è un atto di verità verso se stessi,
    che può cambiare tutto, anche quello che siamo?
     
     
    E' un mutamento necessario. Al quale non potresti resistere, però, se quella verità non fosse anche esercitata.
    Bisogna  essere abituati ad essere in crisi, bisogna saperla gestire.
     
    Da  "In Parte Morgan"__Mauro Garofalo & Marco  Morgan Castoldi
     

    April 14

    Il Verismo Italiano

    <<Nell'ombra mi appoggiò il capo alla spalla e abbandonò le sue mani sulle mie.
        Poco a poco le trasse sul suo cuore, sorridendo, guardando se i nostri compagni non l'osservassero e mi disse
        sottovoce quando il treno correva più forte:
    "Io sento il suo cuore
    che batte, che batte,
    le voci sue rotte
    che dicono:<<Vieni.
    Cedo, vieni, vieni.>>".
     
    Io tacevo: le baciavo piano piano e lungamente i capelli,
    respiravo il suo amore,
    il suo pensiero,
    il suo corpo>>
     
    Da "Il mistero del poeta"_Antonio Fogazzaro
     
    February 22

    Epilogo

    Epilogo_Scelta
     
     Iniziai a correre prima di raggiungere gli alberi, lasciandomi i vestiti alle spalle come un sentiero di briciole,
    come volessi segnare la strada del ritorno. Ormai era fin troppo facile trasformarmi. Non dovevo neanche pensarci.
    Il mio corpo intuiva dove volessi andare e prima ancora che glielo chiedessi mi dava ciò che volevo.
    A quel punto avevo quattro zampe, ed ero in volo.
     Gli alberi si dissolsero in un mare nero che mi avvolgeva. I miei muscoli si contraevano e rilassavano con un ritmo naturale.
    Avrei potuto correre in quel modo per giorni senza stancarmi. Forse, questa volta, non mi sarei fermato.
     Ma ero solo.
     "Mi dispiace tanto", sussurrò Embry nella mia testa.
      Vedevo con i suoi occhi. Era lontano, a nord, ma aveva invertito la marcia e mi stava correndo incontro.
    Con un ruggito, accelerai.
      "Aspettaci", m'implorò Quil. Era più vicino, appena partito dal villaggio.
      "Lasciatemi stare", ringhiai.
      Sentivo la loro preoccupazione nella testa, malgradocercassi di annegarla nel rumore del vento e della foresta.
    Questo era ciò che odiavo di più: vedermi riflesso nei loro occhi. E adesso era ancora peggio perchè nei loro occhi c'era
    soltanto compassione. Vedevano l'odio, ma non smettevano di rincorrermi.
      Un'altra voce risuonò nella mia testa.
     "Lasciatelo andare". I pensieri di Samerano tranquilli, ma l'ordine fu perentorio. Embry e Quil rallentarono fino a camminare.
      Se solo avessi potuto smettere di sentire, di vedere ciò che vedevano.
    La mia testa era affollata, l'unico modo di restare solo era tornare umano, ma a quel punto non avrei sopportato il dolore.
      "Trasformatevi", ordinò Sam. "Vengo io a prenderti, Embry".
       Prima una, poi l'altra coscienza tacquero. Restava soltanto Sam.
       "Grazie", riuscii a pensare.
        "Torna a casa appena puoi". Le parole furono deboli e svanirono nel vuoto quando anche lui se ne andò.
    Lasciandomi solo.
       Andava molto meglio. Finalmente udivo il fruscio debole del tappeto umido di foglie sotto le zampe,
     il sussurrò delle ali di un gufo sopra di me, il lamento dell'oceano- lontano, lontanissimo ad ocidente-sulla spiaggia.
    Tutto questo e nient'altro. Sentivo soltanto la velocità, lo sforzo di muscoli, tendini e ossa
    che lavoravano in armonia, mentre mi lasciavo i chilometri alle spalle.
      Perso in quel silenzio, non sarei tornato  mai più. Altri prima di me avevano preferito
    questa forma all'altra. Forse, se fossi fuggito abbastanza lontano, non sarei stato più costretto a sentire...
     
    Accelerai il ritmo della corsa per fuggire da Jacob Black 
     
     
    Da  "Eclipse"__Stephenie Meyer
     
    December 21

    Oggi c'era una testa di pesce gatto per strada

     Oggi c'era una testa di pesce gatto per strada.
      Credevo che le teste di pesce gatto stessero in acqua.
      Inoltre, non che io sia uno scienziato, ma mi sembra
      di ricordare che le teste di pesce gatto stiano normalmente
      attacate a un corpo di pesce gatto.
    Invece questa era li, da sola.
      Con gli occhi rivolti ad una profumeria.
       Forse era una testa di pesce gatto femmina.
       Nonostante i baffi.
       Era a dieci metri da uno stop che, secondo me, non raggiungerà mai.
    Mi sa che ci debba essere una ragione per ogni testa di pesce gatto ferma sulla strada.
     
    Da "Fuori e dentro il borgo"_Luciano Ligabue
     
    July 08

    Atto IV - Scena IX

    Cristiano e Cyrano; in fondo Rossana che conversa con Carbone e qualche cadetto
     
    CRISTIANO (chiamando verso la tenda di Cyrano): Cirano!
    CyRANO (ricomparendo, armato per la battaglia): Che c'è? Sei pallido!
    CRISTIANO: Non mi ama più!
    CyRANO: Come?!
    CRISTIANO: Ama te.
    CyRANO: Ma no!
    CRISTIANO: Non ama più che la mia anima.
    CyRANO: No!
    CRISTIANO: Si! QUindi ama te, e anche tu l'ami!
    CYRANO: Io?
    CRISTIANO: Lo so.
    CyRANO: E' vero.
    CRISTIANO: Come un pazzo
    CyRANO: Di più!
    CRISTIANO: Diglielo.
    CyRANO: No!
    CRISTIANO: Perchè?
    CyRANO: Guardami in faccia!
    CRISTIANO: Rossana mi amerebbe anche brutto.
    CyRANO: Ti ha detto questo?
    CRISTIANO: Adesso.
    CyRANO: Ah, mi fa piacere che te l'abbia detto. Ma lascia perdere, non credere a certe sciocchezze. Dio mio, mi fa piacere che le sia venuto il pensiero di dirti una cosa simile. Ma lascia perdere, non la prendere in parola, lascia perdere, non diventare brutto: non me lo perdonerebbe mai.
    CRISTIANO: Voglio vedere!
    CyRANO: Ma no, no!
    CRISTIANO: Voglio che sia lei a scegliere! DIlle tutto!
    CyRANO: Ho detto di no! Basta con questo tormento!
    CRISTIANO: Dovrei impedirti d'essere felice perchè sono bello? Sarebbe troppo ingiusto.
    CyRANO: Ed io, dovrei impedirtelo io perchè per caso ho il dono di esprimere.... ciò che forse tu senti?
    CRISTIANO: Dille tutto!
    CyRANO: Ti ostini a tentarmi. Mi fai male!
    CRISTIANO: Sono stanco di portare in me un rivale.
    CyRANO: Cristiano!
    CRISTIANO: Il nostro patto segreto, senza testimoni, potrebbe spezzarsi, se sopravviveremo.
    CyRANO: Ti ostini...
    CRISTIANO: Si. Voglio essere amato per me stesso o per niente. Ecco, vado a dare un'occhiata intorno. Vado fino al limite della postazione e ritorno. Tu nel frattempo parlale, e che lei scelga uno di noi due.
    CyRANO: Sceglierà te.
    CRISTIANO: Lo spero. (Chiama:) Rossana!
    CyRANO: No, aspetta!
    ROSSANA(accorrendo): Che c'è?
    CRISTIANO: Cyrano deve dirti una cosa importante... (Lei si avvicina ansiosamente a Cyrano. Cristiano, esce.)
     
     
     
    Edmond Rostand_"Cyrano de Bergerac"
     
     
     
      
    May 21

    Luglio. Giarasole.

    [...]
    Ogni parola detta quando manca un chi, un cosa,
    ti sussurra che sei senza.
    E infondo non puoi far finta che nessuno ne parli. Ma sei senza.
    E allora qualcuno ti dà una pacca sulla spalla e ti porta per mano a tavola, ti siedi
    e poi sorridi e dentro c'è un silenzio che non lascia posto ad altro
    ma fuori ridi e ridi più forte per coprire, col bianco dei denti,
    la pece con cui ti sei asfaltata l'anima.
    Che da sola pranza e poi brinda a quel chi che ti manca e sai che starà bene
    tra le sue pentole
    e mani di donna
    che lo prenderanno per la gola
    mentre vorresti farlo anche tu,
     ma forse stringeresti troppo forte
    ...
     
     
     
    Da "Come fosse niente"_ Valentina Parisi
     
     
    May 14

    Tre

    TRE
    o
    BREVE VIAGGIO DA PENA A IMBARAZZO
    o
    TRENTANOVE PER CENTO SUDEUROPEO
    o
    LA MIA PRECISIONE NON è UN'OPINIONE
     
     
    Usi il blu e fai sentire un po' di dio o dei suoi affini.
    Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere
    Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intraprendenza del sangue. Usi il rosso per le radici.
    Usi il bianco per accendere la luce.
    Usi il nero per spegnerla. Per accendere l'ombra.
    Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità.
    Pensa che tavolozza ha a disposizione un direttore della fotografia.
    Pensa che spreco che non ce la facciamo mai usare.
    La realtà così com'è.
     
     
    Da "La neve se ne frega"-
    Luciano ligabue
    April 20

    E' un mestiere duro, ma qualcuno deve pur farlo!

    E quando l'ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
    " La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
    " E' vero", disse la volpe.
    " Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
    " E' certo", disse la volpe.
    " Ma allora che ci guadagni?"
    " Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
    soggiunse:
    " Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
    Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
     
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
    " Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
    Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
     
    E le rose erano a disagio.
    " Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
    che ho innaffiata.
    Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro,
    Perché è lei che ho riparato col paravento.
     Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle).
     Perché è lei che ho ascoltato
    lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere.
    Perché è la mia rosa"
     
    E ritornò dalla volpe.
    " Addio", disse.
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
    " L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    " E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
    "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    " Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
    Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
    " Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.